
venerdì 21 agosto 2009
«Settantatre di noi sono morti in mare».

E' quanto hanno raccontato cinque migranti eritrei soccorsi a Lampedusa. I migranti raccolti oggi dopo una segnalazione di Malta sono in cattive condizioni di salute e affermano di essere rimasti in mare una ventina di giorni. Quando sono sbarcati sul molo del porto di Lampedusa sembravano fantasmi, come ha raccontato uno degli operatori in servizio nel Centro di accoglienza. Cinque eritrei, tra cui una donna e due ragazzi minorenni, con il corpo ridotto a uno scheletro e gli occhi persi nel vuoto, che a fatica hanno ricostruito la loro odissea: «Siamo partiti oltre venti giorni fa dalla Libia, eravamo in 78. Noi siamo gli unici sopravvissuti. I nostri compagni morivano e noi gettavamo in mare i loro cadaveri». Dubbi del Viminale. Difficilmente comunque il racconto dei migranti potrà essere verificato, anche se viene ritenuto attendibile dalle organizzazioni umanitarie mentre il Viminale esprime dubbi e perplessità, tanto che Maroni ha chiesto al prefetto di Agrigento una relazione sulla vicenda. Recuperati 7 cadaveri. Le autorità maltesi in serata hanno comunque comunicato di aver avvistato negli ultimi giorni sette cadaveri in mare, in acque libiche, che potrebbero appartenere al gruppo di migranti che erano sul gommone con gli eritrei soccorsi oggi. - messaggero
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